Museo della Ceramica

Museo della Ceramica, Vasanello

Museo della Ceramica - Vasanello
5
Pontos de interesse • Centros cívicos • Locais educativos
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Fotostudioa A
Vasanello, Lazio, Italy4 contribuições
abr de 2016 • Amigos
Il museo della Ceramica di Vasanello, si sviluppa principalmente su la storia della Ceramica prodotta nel territorio, risalente all'epoca Romana e la tradizione ininterrotta
è continuata fino ai giorni nostri. Infatti all'interno delle sale si può vedere come l'Arte Ceramica si sia sviluppata nel tempo... c'è una sala della ceramica di epoca romana dove si può vedere una ricostruzione in scala di una fornace, banco e attrezzi da lavoro e un' anfora decorata con gli sviluppi di lavorazione. Nella stessa sala, sono conservati dei pezzi ritrovati nel territorio con i "timbri" di famosi ceramisti dell'epoca.
poi c'è una sala di epoca medievale molto interessante con installata una bottega tipo dell'epoca. Molto belli sono i pannelli a muro, realizzati con mattonelle e decorati,
raffiguranti il mestiere del "cocciaro" in diverse epoche. Si passa poi a vedere l'uso svariato che veniva fatto con il coccio, dal vasellame di tutti i tipi ai tubi, canali e addirittura lapidi funerarie. Infine abbiamo visitato la sala degli artisti locali, la famiglia Orlandi di lunga tradizione ceramica, la ceramica bianca di Mario Pieri, i capolavori del Maestro Francesconi, e una piccola parte della produzione Misciattelli. per chi legge questa recensione e chi è interessato alla ceramica, questo piccolo Museo è assolutamente da vedere. Se passate in zona mettete questa visita in agenda.
Feita em 18 de março de 2017
Esta avaliação representa a opinião subjetiva de um membro do Tripadvisor, e não da TripAdvisor LLC.

Ardelio_Loppi
Vasanello291 contribuições
jan de 2017 • Casais
Si tratta di un piccolo museo tuttavia depositario di un grande passato. Qui è infatti conservato il materiale dell’unica fornace aretina di sigillata italica ritrovata fuori dal comprensorio di Arezzo. Un vero e proprio unicum che duemila anni fa esportava in tutto il mondo conosciuto.

Vasanello è un toponimo che la dice lunga sulla principale vocazione che ne ha da sempre caratterizzato gli abitanti: la fabbricazione di vasi. Ma fino al 1975 nessuno sapeva spiegarsene il motivo, visto che nei dintorni solo Civita Castellana può vantare una simile tradizione. Nel 1975, finalmente, ecco aprirsi per la prima volta una finestra su un antico passato che spiega tutto: in una località a ridosso all’antico pagus di Palazzolo conosciuta come Cesurli Poggio della Mentuccia, durante un’opera di disboscamento, le radici di un’imponente quercia portano alla luce un’impressionante quantità di cocci e coccetti di così grande pregio che qualcuno pensa bene di avvisare la Soprintendenza. Tuttavia ci vogliono una decina di anni prima che una giovane archeologa venga spedita da queste parti. Il suo nome è Clementina Sforzini e ciò che scopre rappresenta ancora oggi un unicum: una fornace aretina di sigillata italica, la prima e unica mai ritrovata fuori dal comprensorio di Arezzo [GPS 42°25’52.26’’N 12°20’11.02’’E]. Ma a dire il vero il merito della scoperta va piuttosto ad un altro archeologo, Angelo Pasqui, che sul finire dell’800, nel corso delle sue peregrinazioni tra le forre vasanellesi per la realizzazione della Carta Archeologica d’Italia (Materiali per l’Etruria e la Sabina 1881-1897 - Angelo Pasqui, Forma Italiae, Serie II, Documenti I, Firenze 1972) così ebbe a scrivere: “ […] sembra che tragga origine da antica tradizione e che fosse praticata in particolare dagli abitanti di Palazzolo. Infatti di fronte al pagus descritto sull’altra riva del fosso si incontrano numerosi scarichi di antiche fornaci […] Vi si riconoscono vasi di pregevole fattura di creta rossa, privi di vernice e colorati di rosso ferrigno […] Questa località viene detta il Poggio della Mentuccia.”

Sono però stati gli studi della Sforzini ad attestare a questo polo ceramico la produzione di ceramica fine da mensa, nota come Terra sigillata italica, le cui forme e decorazioni derivano direttamente dalla ceramica aretina; a dimostrarlo le matrici rinvenute, tipiche proprio di questa pregevole manifattura (Vasai aretini in area falisca: l’Officina di Vasanello - Clementina Sforzini, Leo. S. Olschki Editore, Firenze, 1990). Siamo in epoca imperiale (I sec. a.C. - I sec. d.C.) e il rinvenimento di alcuni bolli riconducibili a tale Quintus Ancarius Felix, del tutto simili ad altri rinvenuti un po’ in tutto il Mediterraneo occidentale, dimostrano l’importanza di questo centro non solo nei traffici commerciali sulla Via Amerina, ma anche a quelli lungo la Via Flaminia e il Tevere, fino ad assumere una diffusione di tipo decisamente internazionale. Si può allora sostenere che la lunga tradizione nell’ambito della ceramica di Vasanello deve la sua genesi proprio a questa fornace, poi a lungo dimenticata, ma che lasciò un talmente ben radicato ricordo tra le maestranze che allora vi lavorarono, da tramandarne per ben due millenni il retaggio. Solo che, evidentemente, esaurita l’attività dei maestri aretini (la tesi più gettonata è che fossero, per quanto bravi, dei falsari, e che scoperti siano fuggiti), non essendo i locali in grado di produrre identici manufatti, abbiano ripiegato sulla produzione di vasi di qualsiasi genere e foggia noti come pignatte.

Le fonti documentali su queste attività partono dal XVI secolo - un editto contenuto nello Statuto di Bassanello a firma Giulio Della Rovere - ma attraverso ritrovamenti parecchio anteriori avvenuti nei butti (pozzi-discarica ubicati ai lati delle strade e nei palazzi gentilizi) è possibile attestare la presenza dei cocciari da tempo, come ora abbiamo ben chiaro, praticamente immemorabile. Purtroppo, però, di quella che per secoli è stata la più fiorente attività di questo paese, oggi rimangono soltanto i malinconici manufatti conservati da privati e nel Museo della Ceramica. E pensare che fino alle soglie degli anni ’80 del Novecento si contavano ancora parecchie botteghe attive. Non serve a molto interrogarsi sui motivi che nel volgere di pochi decenni hanno dilapidato millenni di tradizione, ma certo si può sostenere che la responsabilità maggiore sia da attribuire alla mancanza di lungimiranza da parte di chi, in quegli anni, ha amministrato il paese.

La storia recente della ceramica vasanellese inizia nel 1905 con il medico Armando Bonifazi, ma il suo tentativo di elevarne la produzione a rango industriale fallisce, sia per i molti ostacoli di natura “ambientale”, ma anche a causa della mancata realizzazione dell’originario progetto della linea ferroviaria Orte-Civitavecchia, che prevedeva una stazione poi soppressa nelle immediate vicinanze dello stabilimento.
Nel 1944 a riprovarci è il marchese Paolo Misciattelli, nipote di Luigi, il prefetto dei Palazzi Apostolici che nel 1907 aveva acquistato Castello Orsini dalla Banca d’Italia. Paolo trasforma le antiche scuderie Barberini e gli alloggi degli armigeri in una innovativa fabbrica, la Ceramica Bassanello, che dalla tradizionale argilla rossa passa alla ceramica bianca, ideata proprio dal marchese e conosciuta come impasto dolomitico bianco. Questa rivoluzionaria decisione matura in realtà ben lontana da Vasanello, in Inghilterra, dove il Misciattelli aveva insegnato chimica ad Oxford: è lì che il marchese aveva sviluppato il gusto raffinato tipico della porcellana, un prodotto cui così tanto si avvicinano le creazioni pour tables della Ceramica Bassanello. Eppure, dopo una vera e propria epoca d’oro, che vede lo stabilimento soddisfare commesse da tutto il mondo, nel 1978, a causa della mancanza di eredi in grado di seguire le orme dell’illuminato marchese la fabbrica chiude i battenti. Un vero peccato, visto che senza saperlo il Misciattelli aveva ripreso una produzione di ceramica artistica destinata anch’essa, proprio come la fornace di epoca romana di cui egli non era a conoscenza quando intraprese la sua avventura, ad affermarsi a livello internazionale.

Ecco, il Museo della Ceramica di Vasanello ripercorre per quanto possibile le tappe di un’epopea ormai consegnata alla memoria.
Feita em 7 de março de 2017
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